Scopri i delfini del nostro parco

Tursiops truncatus

Peso:

200 kgs

Dimensione:

3 meters
Mammali
Carnivoro

Eventi interessanti

Tursiops truncatus

Ramo : vertebrati

Classe : mammifero

Ordine : cetacei

Sottordine : odontoceto

Famiglia : delfinidi

Genere : Tursiopi

Nome scientifico : Tursiops truncatus

Conservazione

Non valutata

Alla scoperta dei delfini

Présentation

Ripartizione Universale, tranne nei mari totalmente chiusi. Assai frequente lungo le coste occidentali dell’Oceano Atlantico e nel mare Mediterraneo. Questa specie si trova altrettanto bene in alto mare come nei pressi delle coste. Descrizione Lunghezza: 3 m mediamente Peso: 200 kg mediamente Dentizione: 88 denti sotto forma conica di circa 7,5 mm di diametro alla base. Corpo: di colore dal grigio assai scuro al bianco sul lato ventrale. La fonte, denominata “melone” fa parte del suo sistema di sonar*. Respira ed emette dei suoni tramite lo sfiatatoio*, il suo organo respiratorio che sostituisce le narici. Essa dispone di una pinna dorsale* di 25 cm circa, di un paio di pinne pettorali* e di una pinna caudale* potentissima che le permette di propulsarsi in avanti a grande velocità (fino a 60 km/h). La sua pelle è in grado di “tagliare” le turbolenze dell’acqua grazie a un sistema di ondulazioni. Questo delfino è capace di saltare molto in alto fuori dall’acqua. È capace di sondare* fino a 300 m e di restare sott’acqua per circa 20 minuti. *Lessico: Sonar: sistema di rivelazione sottomarina a ultrasuoni. Sfiatatoio: orifizio situato sulla testa dell’animale. Alettone dorsale: pinna situata sul dorso. Pinne pettorali: pinne situate sui fianchi dell’animale. Pinna caudale: pinna che sostituisce la coda. Sondare: immergersi in profondità in apnea.

Vita sociale Riproduzione Comunicazione

Vita sociale

I delfini vivono sia in piccole bande di una decina di individui, oppure in gruppi di diverse decine di individui, sotto la guida di un individuo dominante. Questi gruppi sembrano variare secondo le stagioni. In autunno e in inverno il gruppo principale riunisce le madri e i piccoli; mentre i maschi vivono una parte dell’anno separatamente, ma sempre restando nei pressi del gruppo. Si radunano tutti insieme al momento della caccia per il pasto, poi tornano ai loro piccoli gruppi. I delfini hanno un senso molto sviluppato della famiglia e un sofisticatissimo ordine gerarchico. Ogni gruppo è diretto da un maschio o da una femmina che di tanto in tanto cambia. Seguono poi diversi ranghi che possono cambiare anch’essi (per esempio una femmina con un piccolo monta in seno alla gerarchia). Il “secondo” è spesso  colui che vigila sugli eventi esterni  e che informa il gruppo in caso di un eventuale pericolo. I delfini sono anche capaci di aiutarsi tra di loro quando uno di essi si trova in difficoltà.

Riproduzione

La maturità sessuale è di 8 anni nelle femmine e di 10 anni nei maschi. Una femmina attende un piccolo circa ogni due anni. Dopo una gestazione di 12 mesi, il piccolo delfino nasce sott’acqua, e per lo più spunta per prima la pinna caudale per evitare l’asfissia. Quando una femmina è incinta, un’altra femmina la accompagna durante l’intera gravidanza. Essa partecipa alla protezione del bebè che nuota spesso tra lei e sua madre. Il piccolo delfino misura dai 90 ai 130 cm e alla nascita pesa dai 12 ai 15 kg. La madre lo allatta per 12-24 mesi ma il piccolo comincia a mangiare pesce sin dal sesto mese. Il piccolo delfino raddoppia di peso nel giro di 2 mesi, ossia tre volte più in fretta di un bebè umano, in quanto il latte della madre è ricchissimo di grassi e di proteine. Nei primi anni di vita il piccolo rimane a fianco della madre.Le conoscenze dell’evoluzione del piccolo delfino sono avanzate moltissimo grazie agli studi sulla riproduzione condotti nel parco.

Comunicazione

I delfini possono vedere sott’acqua, anche quando nuotano nell’oscurità delle acque profonde, di notte o in acque fangose. In questi casi ricorrono al loro sonar (sistema di rivelazione: l’ecolocalizzazione) per orientarsi. A tal fine inviano dei suoni ad alta frequenza che sono gli ultrasuoni o “click” che rimbalzano sugli oggetti e tornano ad essi sotto forma di echi grazie ai quali possono conoscere la distanza, la forma, la consistenza, la taglia e lo spessore di ogni oggetto. La bassa frequenza permette di localizzare grossolanamente l’ostacolo, le alte frequenze forniscono informazioni più dettagliate (di precisione millimetrica per uno spessore per esempio). L’informazione è talmente precisa che un delfino può fare la differenza tra due metalli di densità diversa. I suoni variano da 200 a 300000Hz e vengono diretti attraverso il melone che consiste di sostanze grasse. Gli echi sono captati dalle orecchie e molto probabilmente anche dalla cavità grassa della mandibola inferiore che li trasmette al condotto auditivo. I delfini non possiedono corde vocali ma producono attraverso il loro sistema respiratorio dei suoni che hanno delle frequenze più elevate di quelle nell’uomo. Il ruolo delle corde vocali è svolto da sacche d’aria che si trovano nel condotto dello sfiatatoio, ma anche dai muscoli della laringe che azionano. Si distinguono due tipi di suoni: i suoni emessi per l’identificazione, ossia la firma di ciascun individuo (fischi, suoni esplosivi) e quelli utilizzati per l’orientamento e l’analisi dell’ambiente circostante (ticchetti). Per comunicare tra i membri di uno stesso gruppo o tra gruppi, essi utilizzano dei suoni che ricordano i fischi, e ciascun individuo ha una “firma” sonora che gli consente di identificarsi. Il significato preciso di questi suoni non ci è ancora noto, anche se la comunicazione e le attitudini sensoriali dei delfini sono state studiate nel parco da diversi decenni.

 

Alimentazione Speranza di vita Caratteristica notevole Minacce

Alimentazione 

Pesci, crostacei, molluschi. Speranza di vita Il grande delfino è il cetaceo più studiato dagli scienziati sia in ambiente naturale che nel parco. La sua speranza di vita in ambiente naturale può raggiungere i 17,4 anni, e nel parco è ormai di 34,3 anni. Si ricorda che la speranza di vita media corrisponde all’età alla quale almeno il 50% di una data popolazione è in vita. Questo è l’unico criterio di paragone valido tra due popolazioni.I record di longevità osservati in certi individui possono essere anche superiori. Il delfino selvatico più vecchio osservato lungo le coste del Texas ha 44 anni, mentre il delfino più vecchio che vive in un parco europeo ha 53 anni. Si tratta di Moby, allo zoo di Norimberga, in Germania. La spiegazione principale di questa differenza tra l’ambiente naturale e la vita nel parco è dovuta al fatto che gli animali nei parchi sono seguiti sanitariamente e non devono far fronte alle minacce che esistono in ambiente naturale. Pertanto si è deciso di dire che un grande delfino può vivere fino a 40-50 anni, tenendo presente che non è l’età media della sua popolazione.

Caratteristica particolare 

Tra i cetacei, il grande delfino ha una notevole capacità di adattamento ed è per questo che lo si ritrova in tutti i grandi parchi marini del mondo dove vive a contatto diretto con l’Uomo , e dove la sua popolazione prospera. Oggi, i 2/3 della popolazione di grandi delfini nei parchi europei sono nati sul posto e il tasso di crescita della popolazione è del 10%. Si spera d’altronde che le sue particolarissime capacità di adattamento sapranno aiutarlo nella coabitazione con l’attività umana sempre più intensa in mare, il che non è il caso con molte altre specie che sono molto più sensibili e fragilizzate da queste alterazioni. Pertanto il delfino non fa parte delle specie più preoccupanti in termini di conservazione. Nella classifica della conservazione delle specie dell’UICN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), il grande delfino è classificato come “ preoccupazione minore.

Minacce

Sono otto le specie di cetacei più frequentemente incontrate nel bacino mediterraneo occidentale. Le minacce esposte qui le riguardano tutte a livelli diversi. I predatori naturali dei delfini sono l’orca e lo squalo, ma oggi come oggi la predazione maggiore è quella della pesca industriale che decima le popolazioni di delfini nelle sue reti. Tra le minacce più importanti che colpiscono i cetacei particolarmente nel Mediterraneo, figurano :La pesca industriale che utilizza le reti fisse e reti da posta derivanti. I delfini non sono ricercati da queste reti ma la loro cattura accidentale è fatale perché questi animali muoiono annegati, non potendo risalire in superficie per respirare. Il traffico marittimo: si pensa che 13000 imbarcazioni che effettuano 252000 scali solcano ogni anno il Mediterraneo. Il 18% del traffico mondiale di trasporto del petrolio in mare è concentrato nel Mediterraneo. I delfini sono vittime di collisioni accidentali e dell’inquinamento.Il whale-watching che tende a svilupparsi è un’attività turistica che permette di osservare i cetacei nel loro ambiente. Se è praticato male o troppo intensamente, esso disturba gli animali nelle loro attività e contribuisce all’inquinamento marino.      La corsa di veicoli rapidi (offshore), particolarmente sviluppata lungo le coste nelle zone turistiche. Essa provoca collisioni accidentali e partecipa anch’essa all’inquinamento del mare.

La conservazione nel Mediterraneo - Per contribuire alla salvaguardia e al rispetto dei cetacei

La conservazione nel Mediterraneo

Per tentare di porre un freno a queste minacce, si organizzano delle soluzioni per assicurare la conservazione dei cetacei. Il santuario Pelagos nel 1999 è stata creata un’area marina protetta: Il Santuario Pelagos tra la Francia, l’Italia e Monaco. La missione del santuario è di dare i mezzi ai ricercatori per aumentare le conoscenze sugli animali, il loro ambiente e l’impatto delle attività umane. Per di più, ha il compito di sensibilizzare il grande pubblico e mobilitare i diversi utenti del mare, come i pescatori e i diportisti.

Grazie al suo centro di Ricerca, Marineland e la sua Fondazione fanno parte del comitato scientifico e del comitato di sensibilizzazione del Santuario sin dalla sua creazione. L’RNE (Réseau National Echouage) - Spiaggiamento interviene sui cetacei in difficoltà lungo la costa dal 1972, e registra preziosi dati biologici ed ecologici raccolti nel corso di questi interventi. Ne fanno parte scienziati, volontari ed appassionati. Solo le persone munite di una tessera verde rilasciata dal Ministero dell’Ecologia sono autorizzate ad intervenire negli spiaggiamenti. Certi professionisti di Marineland detengono questa abilitazione e sono suscettibili dunque di intervenire.

Per contribuire alla salvaguardia e al rispetto dei cetacei

In caso di un animale in difficoltà - Se ci si imbatte in un cetaceo spiaggiato o morto: non si deve toccare l’animale (che potrebbe essere portatore di malattie contagiose) e informare le autorità competenti: i pompieri (telefonando al 112), e l’RNE (nel Mediterraneo: + 33 (0)4 91 26 72 25).- Se ci si imbatte in un cetaceo vivo spiaggiato o in difficoltà: non tentare di manipolare l’animale che può ferirsi o ferire la persona, respingere la folla ed evitare il rumore, fonti di stress, e chiamare l’RNE (+ 33 (0)4 91 26 72 25) o Marineland (+ 33 (0)4 93 33 55 77). Per osservare un animale in mare. Su un battello turistico di whale-watching o a bordo di un’imbarcazione privata, fate attenzione a sempre rispettare le regole di buona condotta definite dal Santuario Pelagos: L’osservazione deve svolgersi a più di 5 miglia dalle coste. L’osservazione deve essere interrotta se gli animali danno segni di disturbo, L’avvicinamento è vietato in caso di presenza di neonati. La zona di osservazione è superiore a 100 m. Il battello deve avvicinarsi dalla costa, da dietro in avanti (mai di fronte). La velocità è regolare, limitata a 5 nodi, e adattata all’animale più lento.  Un solo battello è autorizzato nella zona di osservazione. La durata della presenza è limitata a 15 minuti.  è vietato immergersi nell’acqua, toccare o nutrire i cetacei.