Il Mediterraneo è un mare ricco e generoso, che conserva una grande diversità di organismi animali e vegetali. D’estate, le balene vengono per alimentarsi di tonnellate di plancton concentrate nelle sue acque. I delfini cacciano altri pesci anch’essi alla ricerca di microorganismi. Questa fauna non sarebbe completa se si lasciassero nell’ombra i rettili marini: anche le tartarughe hanno la loro nicchia ecologica nel Mediterraneo. Quella che si incontra più comunemente è la maestosa tartaruga marina comune (Caretta caretta). Più raramente ci si imbatte nella  tartaruga verde (Chelonia mydas), occasionalmente anche la  tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) eccezionalmente si incontra la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), e la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata). La grande viaggiatrice che è la  Caretta caretta è presente in tutti gli oceani. Nel Mediterraneo, si riproduce sulle coste orientali (Turchia, Israele, Sicilia, Sardegna, Italia e Libia) e lungo una zona costiera del Nord Africa (Tunisia). La grande testa della tartaruga Caretta caretta non contiene un cervello eccezionale ma piuttosto delle mascelle assai potenti. Queste vere e proprie sminuzzatrici estremamente taglienti sono necessarie per soddisfare il suo appetito a tendenza carnivora. Il suo regime alimentare comprende crostacei, pesci ma anche meduse e calamari che predilige particolarmente.

Anch’essa, come tutte le tartarughe marine, trascorre  tutta la vita in acqua, salvo nei periodi della riproduzione. Per nidificare, si trascina penosamente sulle spiagge di sabbia all’imbrunire, e scava un buco nel quale collocherà le uova fino alla schiusa. Dopo aver depositato le uova, la femmina torna in mare e non avrà più alcun contatto con la sua progenie 

I pericoli che la minacciano

      

La vita di una tartaruga marina non è fatta di riposo. Oltre ai nemici naturali cui deve far fronte dal momento che viene al mondo, il suo incontro con l’umo non è sempre vantaggioso per lei.  Su mille uova che una tartaruga marina depone durante l’anno soltanto 1 piccolo arriverà all’età adulta senza problemi. Gli uccelli marini e altri animali delle zone costiere prelevano i 9/10imi dei neonati nel fatidico momento in cui devono raggiungere il mare.

Le minacce

Essa deve far fronte anche ad altri pericoli.

  • Certe popolazioni raccolgono le uova per nutrirsi, e in altri posti l’arrivo in massa di turisti sulle spiagge pregiudica il delicato momento della deposizione delle uova. Disturbate dal rumore, dalla luce e dalla presenza umana, le tartarughe abbandonano questi siti movimentati.
  • Anche l’inquinamento marino ha un impatto non conosciuto sulle tartarughe. Un sacco di plastica alla deriva sulla superficie dell’acqua può sembrare inoffensivo. Ma per una tartaruga affamata ha la forma caratteristica di una medusa. Essa ingoia questa preda sintetica che rapidamente “riempie” il suo stomaco provocandone la morte.
  • Infine, le reti a strascico sono ostacoli insormontabili per le tartarughe. Hanno un’altezza di circa dieci metri e una lunghezza di vari chilometri. Questa pesca industriale riguarda i tonni e i peschi spada, ma non si contano le catture accidentali di altri grandi animali marini: i cetacei e le tartarughe di mare ne sono le prime vittime.
Ogni anno vengono catturate nel Mediterraneo 35000 tartarughe. 

La preservazione

La regolamentazione 

La Convenzione di Washington impone la protezione di tutte le tartarughe marine, ma l’efficacia dei programmi di preservazione dipende dal beneplacito di ogni singolo paese di cui popolano le coste. I decreti europei, ma anche quelli nazionali, sono strumenti necessari e ben più precisi per rafforzare le grandi linee della preservazione definita dalle istanze internazionali. 9 trattati sottoscritti dalle convenzioni internazionali riguardano la preservazione delle tartarughe. Alcune convenzioni partecipano alla conservazione delle tartarughe tra cui l'UICN (Unione Mondiale per la Natura), la CITES o Convenzione di Washington (sul Commercio Internazionale delle specie minacciate), la Convenzione di Berna (per la Conservazione della vita selvaggia e dell’ambiente naturale europeo) e la Convenzione di Bonn (per la Conservazione delle specie migratorie). In Francia, la legislazione rispetta la protezione delle tartarughe marine vietando la distruzione delle loro uova e dei nidi, la cattura, la vendita, il trasporto e la distruzione delle tartarughe. Ma nessun programma di ripopolamento esiste concretamente.

La protezione delle zone di riproduzione

Le spiagge dove vengono depositate le uova devono essere protette da qualsiasi intervento umano per favorire questa fase delicata della riproduzione.

La creazione di riserve naturali 

In certe zone marittime, la pesca è limitata se non addirittura vietata a seconda delle stagioni, per favorire le aree di riproduzione, le zone di ibernazione o ancora le zone di alimentazione.

L'adattamento dei metodi della pesca 

I pescatori applicano dispositivi tecnici per limitare le catture accidentali. Utilizzano i TED (Dispositivi di Esclusione delle Tartarughe), ossia delle sorte di griglie che permettono alle tartarughe intrappolate nelle reti di sfuggire. La limitazione della durata della pesca a strascico a 60 minuti permette anche di salvare gli animali dall’annegamento.

La ricerca scientifica e i centri di cure 

Dal 2007, l’ RTMMF (Rete Tartarughe Marine Mediterraneo Francese) fa parte del “Gruppo Tartarughe Marine Francia” (GTMF) gestito dal Servizio del Patrimonio naturale del Museo nazionale di Storia Naturale di Parigi per conto della Direzione dell’Acqua e della Biodiversità. La sua missione è quella di raccogliere le informazioni relative alle tartarughe marine sulle coste francesi del Mediterraneo e di garantire lo sfruttamento scientifico degli animali che vi arrivano. Gli interventi della RTMMF sono prolungate da quelle del Centro di salvaguardia abilitato del Grau du Roi (Gard) che accoglie le tartarughe marine viventi e che necessitano delle cure e le rilascia nella natura quando le loro condizioni di salute lo consentono.

Certe tartarughe rilasciate sono munite di un dispositivo Argos per poter seguire i loro spostamenti. È possibile seguire la loro migrazione sull’http://www.cestmed.org/

 

 La Fondazione Marineland e le tartarughe del Mediterraneo

La Fondazione Marineland partecipa alla RTMMF intervenendo nei due dipartimenti del litorale più vicini alla sua sede: le Alpes-maritimes e il Var. Le sue azioni fondate sulla sensibilizzazione degli utenti del mare hanno un duplice obiettivo: recensire le varie specie che costeggiano il litorale mediterraneo e incitare la gente a contattare la Fondazione quando incontrano una tartaruga in difficoltà. Sin dal ricevimento di una chiamata, uno dei tre specialisti abilitati a intervenire presso le tartarughe spiaggiate (detengono la Carta verde) si reca immediatamente sul posto per prendere a carico l’animale.

Se necessario, la tartaruga viene trasportata alla Fondazione (nel parco Marineland) dove viene trattata dai veterinari sul posto. Una volta che la tartaruga è fuori pericolo, viene rilasciata in mare nello stesso punto dove era stata intercettata.

La sensibilizzazione degli utenti del mare:

Il team della Fondazione si rende in tutti porti della costa per incontrare le capitanerie, i club nautici, i club di immersione, i battelli scuola, le guardie costiere, ecc. Vengono distribuiti dei cartelli informativi e i contatti della Fondazione (numero telefonico, sito internet) per facilitare gli scambi. Vengono organizzate pure riunioni più elaborate con le reti di professionisti come le basi dei pompieri o le “prud’homies de pêche”.

Il bilancio delle azioni del 2014

La campagna di Scienza partecipativa nota anche come ObsTortueMed, assume di anno in anno sempre più importanza grazie al contributo dei diportisti, subacquei, dei pescatori, dei whale-watchers, ecc. delle Alpes-Maritimes e del Var. La Fondazione Marineland, all’origine di questa iniziativa, ha moltiplicato inoltre le operazioni di sensibilizzazione e quest’anno ha predisposto una campagna aerea, per rafforzare i mezzi di osservazione delle tartarughe in mare.

Tutti questi sforzi hanno fatto sì che il numero di osservazioni aumenta ogni anno. I risultati sono stati poi presentati da Sidonie Catteau, capo missione Tortue de la Fondazione, in occasione dell’Assemblea Generale della RTMMF (Rete delle Tartarughe Marine del Mediterraneo Francese), il 22 novembre 2014.

La partecipazione di tutte le persone naviganti del litorale

In primavera, sono stati visitati 78 centri vari (club nautici, scuole di vela, club subacquei, capitanerie, prud’homie de pêcheurs, pescatori sportivi ,  whale-watching ecc.) nei porti del Var, e 84 nelle Alpes-Maritimes, per distribuire ai futuri osservatori manifesti e poster, autoadesivi e brochure di osservazione .

In risposta, coloro che erano sull’acqua hanno ribaltato le loro osservazioni di tartarughe alla Fondazione, tra cui anche due spiaggiamenti (tartarughe decedute).

Il maggior numero di osservazioni si è avuto in luglio e agosto, in quanto questo periodo corrisponde alla massima frequenza di uscite dei battelli e degli utenti del mare in genere. Quanto più numerosi sono gli osservatori sull’acqua, tanto più possono segnalare la presenza delle tartarughe. D’altronde è anche lecito chiedersi quali siano le concentrazioni delle tartarughe marine sulle nostre coste negli altri periodi dell’anno.

La stragrande maggioranza delle osservazioni concerne la tartaruga Caretta caretta, reputata per essere la tartaruga più comune nel Mediterraneo. Tuttavia sono state segnalate 3 tartarughe liuto e 2 "possibili" tartarughe verdi, il che è molto più eccezionale.  Peraltro, al fine di avere la certezza dell’identità della specie si raccomanda di fotografare gli animali incontrati.

Normalmente, gli scientifici sono concordi nel dire che le dimensioni delle tartarughe che frequentano le nostre correnti è compresa tra 30 e 50 cm (si tratta di animali   giovanili o subadulti: insomma, animali tra i 3 e i 10 anni), ma quest’anno si nota un importante numero di esemplari dai 40 agli 80 cm (secondo la valutazione degli osservatori).

Ritratto della tartaruga Caretta caretta del Mediterraneo

La nostra regione (Alpi-Marittime e Var) non è una zona di riproduzione per la tartaruga marina che si avvicina alle nostre coste soprattutto per alimentarsi.

La metà delle tartarughe mediterranee nascono sulle spiagge del Mediterraneo orientale (Libia, Turchia, Cipro), e crescono nel bacino orientale del Mediterraneo. Quando hanno raggiunto la grandezza minima di 30 cm e hanno la capacità fisica di tuffarsi nelle correnti, in profondità, riescono ad attraversare il canale di Sicilia per accedere alla nostra zona marina, ossia il mar Ligure. 
Il 45% delle tartarughe presenti nel Mediterraneo sono nate sulle coste della Florida, hanno attraversato l’Atlantico per attraversare lo stretto di Gibilterra. Ma esse devono misurare almeno 50 cm per aver la forza di passare lo Stretto. 
Infine, altre tartarughe sono originarie delle coste del Capo Verde (Africa Occidentale) e un’ultima piccola percentuale proviene dalle uova depositate in Sardegna e in Corsica. 
Le tartarughe che incontriamo sulle nostre coste appartengono pertanto a diverse sottopopolazioni.

Focus sulla campagna aerea

Quest’anno, la nuova dimensione della campagna ObsTortueMed era senza alcun dubbio l’istituzione di una prospezione aerea realizzata sulle coste del Var grazie a 3 ULM basati a Fréjus e a Cuers.

I piloti, tutti volontari, erano il nesso indispensabile per concretizzare questo formidabile mezzo di studio. Gli scienziati constatano che  le campagne aeree hanno rivoluzionato i dati sulle tartarughe marine.

Difatti, le campagne aeree effettuate nel passato (francesi, italiane e spagnole) hanno permesso di recensire centinaia di animali nel giro di un anno. L’aereo permette di percorrere grandi distanze rapidamente e permette quindi di coprire  una più grande zona di osservazione e di ottimizzare i risultati.

A nostro livello e per un primo anno sperimentale, siamo riusciti a definire il nostro protocollo di osservazione e solcato la costa del Var a 5 miglia dalla terra, tra Tolone e Fréjus, effettuando delle linee di passaggio (chiamate anche transetti) di 10 miglia nautiche.

Durante le 27 ore di osservazione e i 2700 km percorso, sono state rilevate 12 tartarughe marine oltre a più di 60 osservazioni secondarie di altre specie, comprendenti la balenottera comune, il capodoglio, la verdesca, i pesci angelo, e le stenelle striate.

E tutto questo per... perché?

Dopo aver radunato i risultati della campagna aerea con quelli degli osservatori in mare, quest’anno si ottiene 73 osservazioni di presenze di tartarughe marine di cui 2 animali deceduti.

Più si interviene rapidamente su un cadavere, e maggiori sono le possibilità di ottenere risultati nel corso dell’autopsia. Pertanto è basilare allertare le persone competenti quando ci si imbatte in questo tipo di spiaggiamento. Quest’estate, l’autopsia della tartaruga meno danneggiata non ha potuto determinare con certezza la causa della sua morte, ma un importante numero di micro-rifiuti di plastica erano presenti nel suo stomaco, nell’intestino, e nella bocca. 
Le autopsie mettono in evidenza l’impatto dell’inquinamento causato dalla plastica negli animali marini come le tartarughe.
Tutti questi risultati sono stati trasmessi alla RTMMF, che è la struttura autorevole in Francia per la conservazione delle tartarughe marine. Grazie a questo lavoro minuzioso realizzato sul terreno, la Rete compila i risultati di tutti gli osservatori volontari sul versante mediterraneo. Esso stabilisce un rapporto annuale che funge da base decisionale delle istanze statali o degli organismi internazionali che delibereranno sulle specie minacciate. Se una popolazione animale diventa sempre più rara in una data zona, il suo status di protezione (o status di conservazione) può essere rafforzato. In breve, è anche il lavoro di ciascun osservatore o contributore volontario delle nostre azioni di conservazione a far sì che i regolamenti evolvono per proteggere le specie in base alle regioni del mondo. 
Questo investimento rappresenta pertanto un grande valore e non potremo mai ringraziare sufficientemente tutte queste persone che, anche quest’anno, hanno dato una parte del loro tempo e delle loro energie per partecipare a ObsTortueMed. Si precisa che non si tratta di un inventario completo di una data popolazione (in tal caso dovremmo essere sicuri di contare ogni singolo individuo), ma gli specialisti possono apprezzare il numero di osservazioni paragonandole su diversi anni in una stessa regione: col tempo se ne ottengono delle tendenze. In una situazione ideale, questo lavoro dovrebbe essere effettuato da team di scienziati incaricati dalle istanze di conservazione ma spesso mancano crudelmente i mezzi per questo tipo di missione. Ecco perché il sostegno prestato dalle associazioni, dalle fondazioni e qualsiasi altra struttura caritativa o privata non solo è utile ma è indispensabile per far avanzare le conoscenze, dal momento che questi lavori vengono messi in comune nell’interesse generale.

E cosa succede poi?

Il team della Fondazione Marineland ha deciso di non abbandonare la lotta e prosegue quindi con una campagna di osservazione invernale, grazie a un partenariato rinnovato con il navigatore Stéphane Narvaez e la sua barca a vela Oikos. Stéphane invita a bordo della sua barca degli osservatori per due week-end al mese per osservare le tartarughe marine. Occorre fornire dei veri e propri sforzi di prospezione in inverno in quanto sono pochi i naviganti sull’acqua per far risalire le informazioni. Il team della Fondazione sperimenterà pertanto la prospezione invernale, in modo da poter determinare se le tartarughe continuano a frequentare anche d’inverno il mar Ligure. Con questa campagna invernale, il lavoro di informazione e di sensibilizzazione a monte, la campagna aerea e il coordinamento della campagna marina estiva di scienza partecipativa, la Fondazione ha messo in opera quest’anno delle azioni complementari che consentiranno di ottenere dei risultati sempre più significativi per gli anni futuri. 
E rinnoviamo ancora una volta i nostri più sentiti ringraziamenti a tutti i contributori...

 

Gli spiaggiamenti delle tartarughe marine nel 2015

Il 2015 è stato un anno particolare in termini di spiaggiamenti segnalati sulle nostre coste.
Nei dipartimenti del Var e delle Alpi Marittime sono stati segnalati alla Fondazione Marineland sei spiaggiamenti di tartarughe mentre negli anni precedenti ci si cono avute solo una o due allerte.
Sono più numerosi gli animali spiaggiati oppure è la gente che è stata sensibilizzata a reagire di più quando si imbatte in un cadavere di tartaruga? La domande rimane aperta. Un’altra singolarità è che le chiamate sono intervenute tra il 2 giugno e il 9 luglio, ossia durante un brevissimo periodo estivo.

le tartarughe spiaggiate in poche cifre:

  • Quattro di queste tartarughe sono state ritrovate sulle coste delle Alpes-Maritimes: Eze, Lérins, Cannes e Golfo Juan. Le altre 2 sono state reperite nel Var: Sainte Maxime e Port Cros.
  • Tutte le tartarughe erano tartarughe Caretta caretta, ossia la specie più comune nella nostra regione.
  • Gli animali pesavano mediamente tra i 34 e i 46 kg, ad eccezione di una piccola tartaruga di 7,5 kg.

Cosa succede quando si segnala un cadavere di una tartaruga spiaggiata?

Alla prima chiamata (+ 33 (0)6 16 86 26 86), la Fondazione predispone la seguente logistica: con la partecipazione della SNSM (Società nazionale dei Salvatori in Mare), o dei Pompieri (la brigata che si occupa degli animali), il cadavere dell’animale viene rimpatriato nel laboratorio dipartimentale veterinario di Sophia Antipolis. Il laboratorio mette a disposizione una sala d’autopsia e un agente dipartimentale partecipa all’intervento e alla redazione del rapporto d’autopsia.
Per ogni spiaggiamento viene compilata una scheda per ricapitolare le circostanze dell’osservazione, l’identità dell’osservatore e le prime descrizioni fisiche dell’animale. Viene redatto pure un rapporto sul contenuto digestivo dell’animale.
Tutti questi rapporti vengono poi trasmessi alla RTMMF (Rete delle tartarughe Marine del Mediterraneo Francese) che raccoglie a livello nazionale i dati sugli spiaggiamenti delle tartarughe marine.

Perché un’autopsia?

Praticare un’autopsia nei tempi più brevi è importantissimo per ottenere le informazioni più precise possibili sulla causa della morte dell’animale.
I contenuti del sistema digestivo vengono prelevati pesati, misurati, enumerati e classificati in quanto permettono di identificare l’eventuale presenza di rifiuti e il loro impatto sull'animale.
Questi risultati arricchiscono il database dei programmi di vigilanza istituiti e coordinati dalle AMP (Aree Marine Protette).

Che ci parlano del contenuto dello stomaco e degli intestini di una tartaruga?

Queste autopsie permettono inoltre di contribuire a uno studio europeo sui contenuti digestivi delle tartarughe marine. Infatti, la tartaruga marina è riconosciuta oggi come un indicatore del suo ambiente a un duplice titolo:

  • È un indicatore della diversità biologica dell’ambiente.
  • È un indicatore sella situazione biologica dell’ambiente: essa fornisce un’indicazione sul livello di inquinamento dell’ambiente marino in funzione di quello che ha ingerito.

Altri prelievi cutanei e ossei permettono di arricchire uno studio sulla genetica delle popolazioni (da dove proviene questa tartaruga?).

Quali indicazioni hanno fornito le 6 tartarughe spiaggiate?

Tutte le tartarughe analizzate avevano ingerito dei rifiuti plastici di diverse dimensioni. La tartaruga più piccola è morta verosimilmente a seguito di un’occlusione intestinale dovuta a questa ingestione di plastica. I rifiuti raccolti denotavano la presenza di un elemento di un cambio, un imballaggio di biscotti, dei tappi di bottiglie, di filtri di sigarette, lana, filo da pesca, dei bicchieri di plastica e alluminio. I campioni di cibo contenevano pezzi di ricci marini, di corallo, di madreperla, di granchio, di conchiglie, di crostacei, di cnidarie e di posidonie.Si è notato altresì che la maggior parte degli elementi ingeriti (il 59%) erano di colore bianco. Per gli altri animali, le cause della morte variano: la più grande aveva soggiaciuto alla
collisione con un’elica di battello, quella di 34 kg presentava importanti sintomi da infezione. Per il resto degli animali lo stato del loro corpo non consentiva di determinare la causa della morte.

Presenza di un “locatario” su una tartaruga:

Sulla tartaruga ritrovata nel Golfo Juan è stata scoperta una coppia di granchi: il granchio di Cristoforo Colombo chiamato anche granchio del Mar dei Sargassi. Vive nell’oceano atlantico e nel Mediterraneo sui supporti galleggianti che incontra in alto mare (scafi di imbarcazioni, tronchi d’albero, alghe), ma si rifugia anche sulle tartarughe marine, e in particolare sulla Caretta caretta. Si sistema alla base della coda della tartaruga e si nutre dei resti di cibo e degli escrementi dell’animale che gli assicura in tal modo “vitto e alloggio”.

Un ringraziamento di cuore

A tutti coloro che anche questa stagione hanno collaborato attivamente alla preservazione delle tartarughe marine segnalando un animale o partecipando all’intervento:
Caporale Emmanuel Rocq (Pompieri)
Chantal Bedout-Rombi e la SNSM
Beauverger Bruno (Squadra Nautica des Issambres)
Thomas Abiven e il Parco naturale di Port Cros
Pierre Emmanuel di Golfe Juan
Il laboratorio dipartimentale veterinario
I pescatori
La SNSM
I pompieri (squadra addetta al salvataggio degli animali del 06)
La squadra nautica

Volete agire anche voi?

Vi siete imbattuti in una tartaruga e volete segnalarcela.

Grazie alla vostra collaborazione partecipate al censimento delle tartarughe marine del Mediterraneo per il completamento delle conoscenze scientifiche.

Vi siete imbattuti in una tartaruga in difficoltà in mare o che si è spiaggiata in riva al mare.

Grazie alla vostra chiamata, la tartaruga se è ancora in vita verrà indubbiamente salvata dalle nostre squadre di specialisti. Se la tartaruga è morta, l’autopsia permetterà di individuare la causa della morte e completare i dati scientifici.

Contattateci allo + 33 (0)6 16 86 26 86 o via email: contact@fondation.marineland.fr
Riconoscimento delle tartarughe marine del Mediterraneo

Ecco una guida per identificare correttamente le specie che si possono incontrare in mare: https://www.youtube.com/watch?v=XG2nxlBxZrg