I primordi della cetologia

La cetologia (o studio dei cetacei) ha iniziato ad affermarsi quando si ha cominciato ad interrogarsi sulle ripercussioni delle catture dei cetacei sull’equilibrio del mondo marino.

Nel 1973, il governo canadese, che si interessava alla cattura delle orche lungo le sue coste, ha commissionato uno studio sulla distribuzione e l’abbondanza di questi animali al largo della Columbia Britannica. Lo scopo di questo progetto era di sapere se le orche rischiassero di diventare una specie minacciata a causa del suo unico predatore: l’uomo. 

E quello che è nato come un’innocente missione scientifica ha rivoluzionato 35 anni più tardi, il mondo della ricerca sulle balene. Ai due biologi precursori di questa corrente, BIGG e MacASKIE si è accodato da allora un grande numero di scienziati.

Dal loro lavoro sono sorti gli studi più importanti sulle popolazioni delle orche nel mondo, le loro strutture sociali, i loro dialetti e la loro comunicazione.

L'INIZIO DELLA RICERCA IN MARINELAND

Negli anni '90 il team Marineland aveva partecipato ad alcuni progetti all'estero:

  • Cooperazione nel Mar Nero con Alexi Birkin e l'Università della Crimea sul morbilivirus prima dell'epidemia del 1990 e assistenza logistica veterinaria con il delfinario.
  • Progetto in Georgia con il Dr Mee per promuovere la riproduzione dei delfini nel Mar Nero, progetto in collaborazione con l'ONU.
 

Lo studio della comunicazione nelle orche

Una delle figure emblematiche della ricerca sulle orche resta certamente il Dottor John FORD, dell'acquario di Vancouver.

Studia sin dagli anni Settanta le orche nel loro ambiente naturale e completa la sua ricerca lavorando anche sui cetacei e i mezzi di cui dispone nell’acquario. Il suo lavoro concerne la comunicazione delle orche della costa della Columbia Britannica. Registra i loro gridi e ha analizzato tutto quello che sappiamo allo stato attuale sui loro dialetti e la loro comunicazione.

Parco marino e ambiente naturale sono due aspetti indispensabili e complementari di uno stesso studio.

John FORD non immagina il suo lavoro senza potersi servire di questi due formidabili "dispositivi" di ricerca che sono l’ambiente naturale e i parchi marini.

Gli studi nel bacino o in acquario permettono ai ricercatori di integrare e di approfondire le loro conoscenze delle popolazioni selvatiche. Esistono taluni soggetti che non si possono assolutamente studiare nel loro ambiente naturale. L’osservazione degli animali nei parchi permette di comprendere uno spettro molto ampio di comportamenti.

Grazie alla cooperazione attiva che esiste tra gli animali e i loro addestratori e/o i ricercatori, si è potuto studiare con precisione la funzione del sonar per esempio. In mare non esistono i test, l’apprendimento (e dunque la partecipazione volontaria degli animali) e l’osservazione dietro le vetrate sottomarine.

Nel giro di 45 anni, tutti questi diversi mezzi di studio associati hanno consentito di fare considerevoli progressi nella conoscenza delle orche.

Gli obiettivi scientifici odierni

L’attuale interesse di questa ricerca non è soltanto di soddisfare la curiosità intellettuale. Si tratta di individuare i mezzi di frenare, porre fine se non addirittura anticipare i danni che provochiamo agli animali e al loro habitat.

Conoscendo meglio i cetacei, il grande pubblico prende coscienza della necessità di proteggerli.

In un futuro prossimo, gli scientifici saranno in grado di seguire le migrazioni delle orche via satellite, e di ritrovare i legami di parentela grazie alla mappa genetica di ogni singolo individuo.

L’alta tecnologia (come l’imaging medico) è già stata perfezionata nei parchi adattandola a un nuovo campo di applicazione: quello degli animali (come per esempio le ecografie) e del mondo marino (come i microfoni sottomarini o gli idrofoni per registrare i vocalizzi dei cetacei).

È per tutti questi motivi che l’ambiente naturale e i parchi hanno ancora un lungo avvenire in comune.

In quest’ottica il CRC, ribattezzato Centro di Ricerca per la Conservazione nel 2010, desidera equilibrare la ricerca tra ambiente naturale (in situ) e Marineland (ex situ), in quanto la grande diversità delle specie marine ospitate nel parco costituisce una fonte eccezionale di studio per gli specialisti. D’ora in poi, gli studi si concentrano sui cetacei ma anche sugli altri mammiferi marini tra cui i pesci (e specificamente gli squali), le tartarughe o ancora gli uccelli come i pinguini.